de ortibus et occasibus
Collana de ortibus et occasibus
Editore Edizioni Efesto
Pagine 144
Prezzo € 12,50
Anno 2020
ISBN 9788833812298

SINOSSI

La più celebre descrizione di una pestilenza nel mondo antico è quella che lo storico ateniese Tucidide dedicò alla peste di Atene nel secondo libro delle sue Storie. Il padre della moderna storiografia racconta, con metodo e rigore scientifico, gli eventi che sconvolsero sanitariamente la sua città fra il 430 e il 427 a.C., proprio mentre fuori dalle Lunghe Mura, quelle che cingevano Atene fino al porto del Pireo, imperversava la più feroce «guerra civile» che i Greci avessero mai combattuto fra loro, la Guerra del Peloponneso. Nel 429 a.C. il morbo strappava ad Atene la sua più fulgida guida, Pericle, colui che nel bene e nel male aveva più di ogni altro contribuito a plasmare la «democrazia» e a creare l’impero marittimo ateniese: un’egemonia che si estendeva su tutto il Mare Egeo e anche oltre. Avveniva così che all'epidemia seguisse una pestilenza morale, e gli uomini politici che avrebbero dovuto guidare Atene, in uno dei più bui momenti della sua storia, diventassero dei demagoghi pronti a colpire a morte la stessa «democrazia» che li aveva condotti al potere. Scriveva Tucidide all’inizio della sue Storie: «Chi ha a cuore la comprensione degli eventi passati e di quelli futuri (che a causa della natura umana saranno sempre uguali o simili a questi), giudicherà utile la mia narrazione, e ciò mi basterà. Un possesso per sempre (è la mia opera) piuttosto che un pezzo di bravura da ascoltare soltanto nel momento presente». Una lezione sulla quale anche noi, nani sulle spalle di tali giganti, dovremmo meditare.


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