Tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento anche Roma fu raggiunta dalla sifilide, la tremenda malattia incurabile a trasmissione sessuale, detta “mal francese” perché portata in Italia dall’esercito di Carlo VIII e dalle prostitute che lo seguivano. In quelle circostanze l’ospizio romano di San Giacomo in Augusta, già fondato nel 1339 dal cardinale Pietro Colonna per dare soccorso a poveri e pellegrini, divenne nel 1515 il “San Giacomo degli incurabili”, l’ospedale romano specializzato nelle cure mediche destinate alle donne e agli uomini ammalati di sifilide, generalmente rifiutati dagli altri ospedali e per di più segnati da un male eticamente riprovevole perché trasmesso con la prostituzione. Il volume racconta alcuni tratti della sfarzosa Roma rinascimentale, in continua crescita economica e demografica, e la reazione della città alla diffusione della prostituzione e al sopraggiungere della sifilide; espone, quindi, minuziosamente l’attività quotidiana del San Giacomo in un periodo storico che vede il passaggio dall’ospizio medievale, luogo di semplice assistenza, al vero e proprio ospedale moderno, dispensatore di cure mediche dirette alla guarigione degli ammalati. Ma per svolgere la sua attività il San Giacomo doveva possedere strutture di accoglienza; doveva assumere medici, infermieri, inservienti, cuochi; doveva acquistare medicine, cibi, bevande. La ricerca è stata, quindi, inevitabilmente indirizzata non solo allo studio dell’organizzazione medica posta al servizio degli ammalati, ma anche all’analisi del patrimonio e delle altre risorse economiche e monetarie di cui l’ospedale aveva basilarmente bisogno per svolgere al meglio i suoi compiti.
Il San Giacomo degli incurabili a Roma nel Cinquecento. Gestione economica e assistenza ai malati di sifilide.

